La salute oltre il corpo: il benessere mentale come pilastro della prevenzione


07/04/2025


L'Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la salute come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale. Perché una persona possa definirsi in salute, quindi, bisogna passare attraverso tre livelli: quello del benessere fisico, quello del benessere mentale, quello del benessere sociale. 
 

La salute mentale: un diritto ancora invisibile e stigmatizzato

Se la tutela del benessere fisico è nella nostra società una tematica ampiamente dibattuta e quello alla salute del corpo è ritenuto un diritto sacrosanto e giustamente promosso, non si può dire lo stesso del diritto alla salute della mente e alla salute sociale, che sfiorano solo una minoranza delle persone e che, soprattutto, non sono riconosciute e proposte come pilastri di una vita equilibrata. Dietro alla cura della salute mentale si nascondono ancora numerosi pregiudizi, che fanno capo ad uno stigma tristemente radicato: la malattia mentale si configura come una malattia di serie B, che nel pensiero comune finisce per non essere riconosciuta come degna della stessa considerazione delle altre malattie e viene sistematicamente confusa con mancanza di voglia, mancanza di impegno, mancanza di capacità. 

È a partire da questa premessa che, troppo spesso, una persona che soffre di depressione si sente dire che dovrebbe solo sorridere un po’ di più, una persona con un disturbo del comportamento alimentare che potrebbe mangiare meglio, un ragazzino con il disturbo dell’attenzione che ha preso pochi schiaffi da piccolo. 
Il risultato di questa svalutazione non può che essere una progressiva emarginazione nei confronti delle persone malate, la cui sofferenza non viene riconosciuta e le cui emozioni sono costantemente messe in discussione. 
E se questo vale nel caso di disturbi diagnosticati e riconosciuti, un meccanismo simile entra in gioco anche quando la sofferenza psicologica non ha i connotati di una malattia propriamente detta, ma quelli di una fase transitoria di difficoltà: la sofferenza psicologica viene sminuita e si ignora che riconoscerne l’esistenza e l’importanza significherebbe anche poterla comprendere in maniera adeguata, per affrontarla e gestirla. 
 

La salute mentale come pilastro della prevenzione: oltre il corpo, verso la persona

Citando di nuovo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, la salute mentale è definita come uno stato di benessere in cui ogni individuo possa realizzare il suo potenziale, affrontare il normale stress della vita, lavorare in maniera produttiva e fruttuosa e apportare un contributo alla propria comunità. Se assumiamo questo punto di vista, non è più possibile ignorare la sua importanza. 
Prendersi cura della propria salute mentale diventa la possibilità di realizzarsi, qualunque sia la direzione che si sceglie per sé.  Coltiva la capacità di far fronte agli imprevisti e vivere piccole e grandi sfide quotidiane, e ci insegna un approccio più funzionale e confortevole di stare in relazione con gli altri. Partendo da queste premesse, e tenendo presente la definizione di salute come complessa intersezione di più livelli, il benessere mentale non può essere considerato come un bene accessorio, ma diventa piuttosto un elemento centrale e imprescindibile per la salute complessiva della persona.

In un momento storico e culturale che ci ha abituati a credere solo a quello che possiamo vedere, le malattie e i dolori del corpo, che nella maggior parte dei casi si presentano con sintomi più evidenti dall’esterno, acquisiscono inevitabilmente maggiore validità e maggiore riconoscimento sociale. La salute mentale rischia così di essere relegata ad un ruolo subalterno, di diventare un rumore di fondo che disturba il flusso di una vita veloce, dove la performance è tutto e rallentare non è concepito. Quello della salute psicologica è un tempo lento e sospeso, e insieme vasto e dilatato: non è il tempo della produzione, per come siamo abituati a intenderla, ma è il tempo del contatto, del perdono e del riconoscimento. 

Non si tratta, dunque, solo di riconoscere le manifestazioni evidenti della sofferenza o di intervenire quando il disagio è conclamato. Si tratta piuttosto di accogliere la salute mentale come un pilastro imprescindibile della prevenzione, capace di agire in modo profondo e silenzioso molto prima che il malessere diventi patologia. Prevenzione, in questo senso, significa creare contesti che favoriscano l’ascolto, la regolazione emotiva, l’elaborazione dell’esperienza, e che permettano alle persone di costruire risorse interne per affrontare la vita quotidiana. Significa riconoscere che l’equilibrio psicologico non è un punto di partenza scontato, ma un processo continuo da sostenere con cura, attenzione e rispetto. Ed è solo restituendo dignità e valore alla salute mentale che possiamo davvero promuovere una cultura della prevenzione che sia completa, umana e integrata.
Insomma,  lo scopo dovrebbe rimanere quello di ampliare lo sguardo e riconoscere a noi stessi la possibilità, come singoli e come società di lasciare spazio alla Persona e al suo vissuto.

 

Articolo ad opera della Dottoressa Giada Fumagalli, psicologa presso Affidea Poliambulatorio Morgagni di Padova.