Artrosi dell’anca: la soluzione mini-invasiva
Uno stile di vita attivo è fondamentale a tutte le età. Preservare mobilità e indipendenza rappresenta una priorità crescente per chi desidera continuare a vivere pienamente e in modo attivo nel corso degli anni. L’artrosi dell’anca è una delle tipologie di artrosi articolare più diffuse e può limitare sensibilmente attività quotidiane come camminare, ballare o salire le scale, fino a rendere necessario l’uso di supporti o l’aiuto dei familiari.
Come intervenire quindi in questo caso?
Coxartrosi: cos’è l’artrosi dell’anca?
L’artrosi è una patologia cronica legata all’invecchiamento delle articolazioni, tra queste una delle più importanti è proprio l’anca, coinvolta in quasi tutti i movimenti che vengono compiuti a livello giornaliero.
La malattia consiste nella progressiva scomparsa della cartilagine che riveste l’articolazione tra l’osso della coscia e del bacino: senza questo “ammortizzatore naturale”, il movimento causa degli sfregamenti sempre più dolorosi, che la distruggono progressivamente.
I primi sintomi della coxartrosi si manifestano sotto forma di dolore all’inguine o al fianco, soprattutto quando si inizia a camminare.
Artrosi dell’anca: cosa fare
Ad oggi non esistono terapie in grado di ripristinare la cartilagine. Le cure conservative, come infiltrazioni o farmaci, hanno come scopo primario il controllo del dolore tramite la somministrazione di antidolorifici o anti infiammatori che permettano il movimento articolare.
Quando questi trattamenti conservativi risultano inefficaci può essere necessario rivolgersi alla chirurgia protesica. La protesi d’anca rimane l’unica soluzione per recuperare la funzionalità e ridurre il dolore.
Intervento chirurgico per la coxartrosi: quando farlo, in cosa consiste e cosa aspettarsi?
L’intervento viene proposto quando il dolore diventa intenso, limita la mobilità e non risponde più ai farmaci. Non si tratta di un intervento di urgenza, possono passare anni dalla diagnosi di artrosi all’anca e la necessità di operare.
L’intervento ha durata di circa un’ora, e si effettua in anestesia locale, previa visita anestesiologica per valutare eventuali terapie in corso e idoneità del paziente.
La tecnica utilizzata al giorno d’oggi è una tecnica mini-invasiva, l’accesso avviene dal lato anteriore dell’articolazione, in questo modo non vengono danneggiati muscoli e tendini e si riduce il sanguinamento, andando così a favorire un recupero più rapido.
La protesi non viene cementata, bensì fissata con un sistema chiamato “press-fit” che permette all’osso di integrarsi naturalmente con l’impianto.
Questa operazione è l'unico modo per ristabilire un buon funzionamento dell'articolazione e per eliminare il dolore- In caso di intervento è bene ricordare che:
Il recupero della mobilità avviene in 4–6 settimane.
Garantisce un miglioramento significativo della qualità di vita dando al paziente la possibilità di tornare a camminare, ballare, fare attività sportiva come trekking, nuoto o bicicletta.
La durata della protesi è di circa 15–25 anni.
Gli sport ad alto impatto (come per esempio corsa o sci) non sono vietati, ma possono ridurre la longevità dell’impianto.
Coxartrosi: quali sono i rischi dell’intervento e perché effettuarlo?
In caso di intervento, si prendono tutte le precauzioni necessarie per il buon esito dell'operazione, che è nella grande maggioranza dei casi ben tollerata.
Le complicanze sono rare, ma trattandosi di un intervento chirurgico è bene essere consapevoli che esistono dei possibili rischi: infezione locale o instabilità della protesi. Tuttavia se gestite correttamente, eventuali complicanze possono essere risolte in tempi rapido possono non inficiare il risultato finale. In altri casi può rendersi necessario un secondo intervento.
La chirurgia mini invasiva garantisce quindi:
Recupero più veloce
Minore dolore post-operatorio
Ridotto rischio di differenze di lunghezza tra gli arti
Cicatrice più contenuta