Diagnosi e trattamento delle cefalee in età evolutiva. Prima parte
Inauguriamo una serie di approfondimenti dedicati alle cure dei più piccoli con un primo focus riguardante la diagnosi e il trattamento delle cefalee in età evolutiva. A parlarcene è il dott. Pier Antonio Battistella, specialista in Neuropsichiatria Infantile e Neurologia presso il Poliambulatorio Morgagni di Padova.
Parte prima
EPIDEMIOLOGIA E DIAGNOSI DIFFERENZIALE*
Le cefalee costituiscono un disturbo con elevata prevalenza in età evolutiva, rappresentando il sintomo neurologico più frequente e la più comune manifestazione di dolore da parte del bambino, con circa l’1% degli accessi in Pronto Soccorso.
Qualora si presentino in modo ricorrente o intense, possono determinare un marcato impatto sulla qualità di vita sia del paziente che della sua famiglia, richiedendo quindi un approccio diagnostico differenziale accurato e un trattamento mirato e tempestivo. La diagnosi differenziale è un metodo che giunge alla diagnosi per esclusione, grazie alla presenza di sintomi comuni o simili.
L'odierna classificazione (ICHD III 2018) suddivide le forme primarie di cefalea da quelle secondarie a svariate condizioni morbose: le prime rappresentano la grande maggioranza (es. emicrania,cefalea di tipo tensivo, cefalea a grappolo,ecc), ma le forme secondarie possono essere determinate da patologie anche gravi, che devono quindi essere tempestivamente diagnosticate e trattate.
ITER DIAGNOSTICO
a) Anamnesi
Analisi delle modalità di esordio, frequenza, intensità e durata della cefalea, sintomi di accompagnamento, eventuali fattori allevianti e scatenanti.
b) Esame obiettivo
Un attento esame obiettivo e neurologico.
L’anamnesi e l’esame obiettivo consentono già ad una prima valutazione, di formulare una diagnosi corretta nella maggior parte dei casi. Gli accertamenti strumentali vanno tuttavia richiesti se il pattern della cefalea è sospetto, cioè se vi siano sintomi e/o segni di allarme, se l’esame neurologico risulta positivo o se la cefalea è di recente insorgenza.
In un giovane paziente con cefalea ricorrente, le seguenti caratteristiche devono destare l’attenzione e fare valutare l’opportunità di un rapido controllo medico in presenza di sintomi ben definiti (red flags) (Tabella I-II) 
c) Esami Strumentali
L'elettroencefalogramma (EEG) non è indicato di routine nel bambino con cefalea ricorrente, ma è utile in caso di dubbie crisi epilettiche, presenza di aura emicranica atipica o di un sospetto processo encefalitico.
Le indicazioni alla Risonanza Magnetica cerebrale (RMN) includono i casi con esame neurologico alterato, o quelli con esame neurologico normale, ma con fattori anamnestici di rischio (attacchi notturni, presenza di vomiti ripetuti, età prescolare, crisi epilettiche).
La rachicentesi è indicata solo in casi selezionati (sospetto di meningo-encefalite, emorragia subaracnoidea o pseudotumor cerebri).
Partendo dall’anamnesi della cefalea e l’esame obbiettivo e neurologico del paziente, il flow chart nella tabella III illustra il percorso diagnostico differenziale tra cefalee primarie e possibili forme secondarie.
TABELLA 3 
Se l’esame neurologico è negativo ed il pattern della cefalea è benigno, la diagnosi deve orientarsi verso una forma primaria e pertanto la strategia migliore risulta quella di instaurare un trattamento personalizzato sul singolo paziente e prevedere un adeguato follow-up.
Nel prossimo articolo parleremo dell’inquadramento diagnostico e della terapia sintomatica dell’emicrania.
Il Poliambulatorio Morgagni del Gruppo Affidea si arricchisce del Servizio specialistico dedicato all’età pediatrica: Il Centro Clinico Pediatrico comprende un’equipe di medici con differenti specializzazioni (cardiologo, neurologo,neuropsichiatra, radiologo e neuro-radiologo, neuropsicologo, pediatra, otorinolaringoiatra, oculista) con competenze specifiche e con accesso rapido su prenotazione telefonica.
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*A cura del Prof. Pier Antonio Battistella - Specialista in Neuropsichiatria Infantile e Neurologia