Dove sistemare il bambino in casa. La sua stanza.


27/07/2021

A cura del professor Giuseppe Ferrari, specialista in pediatria presso Affidea AMP di Torino

Quando si parla della camera del bambino, si tocca un argomento che poco ha a che fare con architettura e arredamento e molto invece con la psicologia, con la genitorialità responsabile, con il rapporto genitori-bambino e, se vogliamo, ha anche dei risvolti sociologici. Vediamo perché.

 

La stanza del bambino

Nel lodevole intento di assicurargli tranquillità e benessere, la stanza del bambino viene per lo più collocata nella parte più lontana della casa perché stia tranquillo e non venga disturbato dai rumori. Viene, inoltre, dotata dei più sofisticati congegni elettronici per poter ascoltare i suoi movimenti, i suoi rumori, i suoi pianti. Viene riempita di pupazzi, di giocattoli e oggetti luccicanti e multicolori, perché fin da subito il bambino capisca che è un personaggio importante a cui i genitori hanno messo a disposizione una serie molto costosa di oggetti e attrezzature.

In realtà, tutta questa ricca messa in scena non interessa al bambino che, invece, desidera stare il più vicino possibile alla sua mamma di cui, per nove mesi, ha sentito la voce, il respiro, il battito cardiaco e desidera ascoltare tutti i rumori che hanno caratterizzato le giornate della gravidanza. Suoni e rumori che gli sono diventati familiari e che ancora prima della nascita gli hanno fatto percepire come suo l’ambiente della mamma e del papà: la sua famiglia.

Purtroppo, invece, sia pure nell’intento di fare cosa gradita al bambino, appena dopo la nascita, nel momento in cui arriva nella sua casa e dovrebbe inserirsi con un posto ben preciso nella sua famiglia, viene isolato in una stanza meravigliosa dal punto di vista delle attrezzature, ma totalmente priva di calore e di amore e soprattutto lontana dalla sua famiglia.

Ricordate che la serenità di un neonato e di un bambino è data da tre cose: essere rispettato, vedere soddisfatti i suoi fabbisogni vitali, essere accettato.

Ascoltare la voce della mamma, la voce del papà, tutti i rumori abituali della sua casa, il campanello, il telefono, la televisione gli danno sicurezza: lo fanno sentire a casa sua.

Con il passare dei mesi, solo quando ha ottenuto la certezza di essere un membro totalmente accettato della famiglia, se si ha la fortuna di poter disporre di una camera tutta per il bambino, per alcune ore della giornata vi può essere sistemato.

Si raccomanda solo di evitare tutto ciò che può raccogliere polvere, ad esempio tendaggi e tappeti. Un'eccezione per una moquette molta rasata che attutisce i rumori, rende l’atmosfera più ovattata, che favorirà i primi passi del bambino e tranquillizzerà le mamme che temono il contatto dei piedini con il pavimento freddo.

L’arredamento oggi non rappresenta più un problema, perché le aziende produttrici di mobili offrono numerose soluzioni pratiche e gradevoli. Ricordatevi però sempre una piccola luce accesa, anche di giorno.

 

La notte

Nei primi tempi, specie se l'alimentazione è al seno, è più comodo tenere il bambino nella camera dei genitori, avendo però cura che sia ben aerata. Non fa bene al neonato respirare per tutta la notte l’aria viziata di una camera chiusa, in cui dormono due adulti.

Pertanto, anche quando non è possibile tenere aperta la finestra, si deve aver cura di cambiare l’aria prima di andare a dormire e di tenere aperte le porte delle stanze di tutta la casa, consentendo in tal modo una sufficiente aerazione.

Se il bambino non richiede più il pasto della notte, può essere collocato fuori dalla stanza. Ha diritto anche lui alla sua privacy. Star fuori non significa confinarlo nella sua stanza, è sufficiente che sia posto fuori dalla porta aperta della camera dei genitori, a portata di orecchio. Perché, se è vero che il bambino può disturbare i genitori durante la notte, è ancora più vero che i genitori possono disturbare lui.

 

Temperatura dell’ambiente

La temperatura ideale è quella a cui il bambino viene abituato fin dai primi momenti. In realtà quella esterna è variabile e quindi diventa difficile mantenere costante quella interna.

In estate si superano i 30°, ma anche in inverno, con riscaldamenti utilizzati all’estremo, si possono superare i 23‐24 gradi.

Ci si preoccupa però maggiormente delle basse temperature. A quanto pare invece, il bambino soffre più il caldo che il freddo. È bene quindi non abituarlo a soggiornare in ambienti con elevate temperature e, in ogni caso, il suo abbigliamento deve essere adeguato. Spesso, nella stagione invernale, si tende a coprire i bambini con pesanti indumenti anche in camere caldissime. Se il bambino si scopre è perché è stato coperto in maniera eccessiva.

Non è la bassa temperatura, ma sono le brusche variazioni che possono nuocere. In altri termini, il bambino sopporta qualunque variazione di temperatura purché sia convenientemente vestito.

 

Aria condizionata

Ai bambini non fa male. Naturalmente deve essere usata con parsimonia, cercando di mantenere la temperatura di 3°/5° inferiore a quella esterna.

 

È bene umidificare l’ambiente?

Si, specie d’inverno con il riscaldamento attivo. Non è poi così negativo che i vetri della camera siano appannati.

 

Aerazione

In estate l’aerazione deve essere continua. In inverno e nelle stagioni intermedie invece frequente. Può essere diretta, aprendo le finestre e spostando momentaneamente il bimbo in una altra stanza, oppure indiretta, aprendo le porte fra le varie stanze della casa e cambiandovi frequentemente l’aria.

È più nociva al bimbo/a un’aria viziata, maleodorante, calda, ricca di virus espirati dagli adulti, che l’aria più fredda, ma pulita.

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