Ernia del disco: cos’è e come si cura
Con il dott. Agostino Dossena, medico specialista in Anestesia e Rianimazione e divulgatore scientifico, approfondiamo oggi il tema dell’ernia discale.
Il Dr. Dossena opera presso i Centri Affidea della Lombardia e per molti anni si è occupato a vari livelli di mal di schiena ed ernia del disco, dalle semplici infiltrazioni fino a cure più complesse, come il posizionamento di neurostimolatori midollari e le discectomie percutanee.
Cos’è il disco?
Il disco intervertebrale è una struttura fibrocartilaginea interposta tra due vertebre ed è un vero e proprio ammortizzatore naturale, composto da una parte periferica ricca di fibre collagene a struttura lamellare, l’annulus fibroso, ed una parte centrale, il nucleo polposo, che è la parte elastica idrofila ricca di mucopolisaccaridi.
Cosa si intende per ernia del disco?
Letteralmente è la fuoriuscita del disco intervertebrale dalla sua sede naturale, che di per sè darebbe solo un dolore lombare; il problema è che uscendo dalla sua sede può entrare in conflitto con una delle radici del nervo sciatico, il nervo più lungo del nostro corpo. Questo nervo è formato dall’insieme delle radici che fuoriescono a vari livelli della colonna lombare e sacrale e innervano tutto l’arto inferiore.
All’interno del nervo però le singole radici si mantengono separate. e ogni radice innerva parti diverse della gamba. Questo ci permette di poter fare una comparazione tra l’immagine radiologica, la risonanza senza mezzo di contrasto è l’esame principe, e la sintomatologia: banalmente se abbiamo un’ernia discale L4-L5 a destra e un dolore alla gamba sinistra è evidente che la causa del dolore è un’altra e ne va ricercata la causa. Solo se troviamo una concordanza tra le immagini e la clinica possiamo conoscere con ragionevole certezza la causa del problema.
Ma facciamo un passo indietro: come si manifesta?
Diciamo che sono tre i livelli in ordine crescente con la quale l’ernia, ma sarebbe più appropriato a questo punto parlare di radicolopatia o sciatalgia, si manifesta:
- dolore più o meno intenso con più spesso le caratteristiche del dolore neuropatico (bruciore, scossa, formicolio etc) nella zona innervata dal ramo interessato
- insensibilità della parte interessata dovuto al fatto che le fibre sensitive sono le più fragili e quindi più delicate; si parla in questo caso di deficit sensitivo
- deficit motorio, l’unica vera indicazione chirurgica.
Cosa fare?
Innanzitutto bisogna dire che la sciatica o radicolopatia, qual dir si voglia, è una malattia che guarisce spontaneamente nella stragrande maggioranza dei casi.
La maggior parte dei sintomi è legata alla grande infiammazione dovuta alla liberazione dei proteoglicani contenuti nel nucleo polposo; questa richiama le cellule del sangue deputate allo scopo di combatterla (macrofagi, granulociti, etc.)
L’azione di queste cellule, associata alla riduzione del volume del nucleo polposo per effetto della sua disidratazione, porta in un tempo variabile, alla riduzione del conflitto radicolare: al controllo della risonanza non è infrequente vedere ernie anche voluminose regredite o addirittura scomparse dopo un determinato tempo.
Come si cura?
Premessa: quello che deve guidare l’entità degli interventi terapeutici è sostanzialmente il dolore: un’ernia scoperta casualmente che non sia espulsa, e in posizione critica, non va trattata.
In ordine crescente:
- Farmaci. Abbiamo detto che il dolore è determinato maggiormente dall’infiammazione, quindi antiinfiammatori, dai FANS ai cortisonici
- Ozonoterapia: ha una potentissima attività antinfiammatoria e la sua somministrazione vicino alla sede del problema la rende molto efficace senza peraltro avere effetti collaterali sistemici come i farmaci. Si fa per via infiltrativa con ago sottile
- Peridurale, decisamente più invasiva. È la stessa metodica con la quale si può fare una anestesia, si pratica di solito in ospedale
- Chirurgia, solo se presenza di deficit motorio