Il chirurgo, non il tipo di chirurgia, è la chiave nella sostituzione dell’anca


20/12/2020

A cura di Riccardo Ruggeri, medico chirurgo specializzato in Ortopedia

Quando si parla di protesi totale d’anca (THR), si discute molto sui pro e contro delle varie tecniche chirurgiche: l’approccio anteriore rispetto all’approccio posteriore oppure l’accesso Super Path.

Uno studio presentato a marzo 2016 all’incontro annuale dell’American Academy of Orthopaedic Surgeons ha rilevato che fino a quando un chirurgo è abituato ad una determinata tecnica, non vi è alcuna differenza significativa nei risultati per il paziente.

“I nostri dati mostrano che potrebbe non essere l’approccio che conta, ma l’esperienza del chirurgo che fa la vera differenza … nel raggiungere risultati positivi dopo la sostituzione dell’anca”, afferma il co-autore dello studio John Grady-Benson.

I sostenitori dell’approccio anteriore diretto – attraverso la parte anteriore dell’anca – affermano che il tempo di recupero postoperatorio sia più rapido, gravato da minori rischi e con conseguente dimissione ospedaliera più rapida e ritorno alla propria attività in minor tempo.

L’approccio posterolaterale o posteriore, di routine con tecnica mininvasiva, è l’approccio convenzionale che consente al chirurgo la migliore visualizzazione dell’articolazione, senza disturbare i muscoli abduttori dell’anca (soprattutto il medio gluteo che è vero motore dell’anca).

Se si valuta la letteratura si trovano numerosi studi che confrontano i due approcci1-6, questi confrontano i risultati considerando dati oggettivi come la durata della degenza ospedaliera, la necessità di antidolorifici oppioidi, la terapia fisica, il numero di trasfusioni ma nessuno ha finora considerato quello che i pazienti manifestano attraverso i questionari sulla funzionalità e soddisfazione postoperatoria (i così detti PROMS).

Tornando allo studio citato prima si nota che gli autori hanno confrontato i risultati di 137 pazienti sottoposti a intervento chirurgico tramite approccio anteriore diretto, eseguito da due chirurghi esperti in tale tecnica, con 137 pazienti sottoposti alla stessa procedura per via posterolaterale da altri medici altrettanto esperti. Ai pazienti è stato chiesto di compilare un questionario con una serie di domande sulle loro attività quotidiane, il dolore, i sintomi, lo sport e sulla loro qualità di vita sia prima dell’intervento che dopo sei mesi.

I pazienti di entrambi i gruppi hanno riportato punteggi medi simili sui questionari prima dell’intervento chirurgico. E, indipendentemente dall’approccio chirurgico, i punteggi medi di entrambi i gruppi sono migliorati ugualmente dopo l’operazione in tutte le categorie misurate. Inoltre, i tempi operatori, la durata della degenza ospedaliera e le percentuali di complicanze erano simili.

“I pazienti ricevono spesso informazioni confuse al riguardo”, afferma il dott. Grady-Benson. “Ci sono molti media su Internet e marketing che affermano che l’approccio anteriore è migliore. Questo è un argomento controverso e i pazienti facilmente si confondono su come valutarlo. Il nostro studio mostra che se il chirurgo utilizza un approccio ed è abituato a quella strada, in entrambi i casi è possibile ottenere risultati equivalenti senza differenze negli eventi avversi.”

Il paziente deve anche considerare che l’approccio anteriore potrebbe non essere l’opzione migliore per sé stesso; obesità, masse muscolari importanti possono rendere più difficile per il chirurgo raggiungere l’articolazione dell’anca mettendo a rischio il corretto posizionamento dell’impianto protesico.

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Bibliografia

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  2. Sauder N, Vestergaard V, Siddiqui S, et al. The AAHKS Clinical Research Award: No Evidence for Superior Patient-Reported Outcome Scores After Total Hip Arthroplasty With the Direct Anterior Approach at 1.5 Months Postoperatively, and Through a 5-Year Follow-Up. The Journal of Arthroplasty 2020. Epub ahead of print 12 February 2020. DOI: 10.1016/j.arth.2020.02.008.
  3. Siljander MP, Whaley JD, Koueiter DM, et al. Length of Stay, Discharge Disposition, and 90-Day Complications and Revisions Following Primary Total Hip Arthroplasty: A Comparison of the Direct Anterior, Posterolateral, and Direct Superior Approaches. The Journal of Arthroplasty 2020. Epub ahead of print 5 February 2020. DOI: 10.1016/j.arth.2020.01.082.
  4. Jia F, Guo B, Xu F, et al. A comparison of clinical, radiographic and surgical outcomes of total hip arthroplasty between direct anterior and posterior approaches: a systematic review and meta-analysis. Hip Int; 29: 584–596.
  5. Martusiewicz A, Delagrammaticas D, Harold RE, et al. Anterior versus posterior approach total hip arthroplasty: patient-reported and functional outcomes in the early postoperative period. Hip Int; 14: 1120700019881413.
  6. Kucukdurmaz F, Sukeik M, Parvizi J. A meta-analysis comparing the direct anterior with other approaches in primary total hip arthroplasty. Surgeon; 17: 291–299.