Invecchiare bene, invecchiare sani: attivita fisica, alimentazione, stimolazione cognitiva come ricetta efficace per tutti.
A cura del Dottor. Enrico Premi, U.O. Neurologia Vascolare ASST Spedali Civili, Brescia
Sempre più spesso si parla di invecchiamento (del cervello, ma anche di tutto l’organismo) e delle possibili strategie per prevenirlo o almeno ritardarlo.
Qual è la definizione di anziano?
Le recenti indicazioni ufficiali della Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg) definiscono una persona come anziana dopo i 75 anni di età (in Italia l’aspettativa di vita è aumentata di circa 20 anni rispetto alla prima decade del 1900 e larga parte della popolazione tra i 60 e i 75 anni è in ottima forma e priva di malattie).
Quali sono le patologie legate all’invecchiamento?
Se parliamo di demenza, per dare un’idea del problema, entro il 2050 le persone con età superiore ai 65 anni nel mondo aumenteranno fino a 1,25 miliardi (22% della popolazione mondiale): di queste, circa 135 milioni saranno affette da demenza con un relativo costo economico globale stimato di 315 miliardi di dollari [1].
Quali sono le cause dell’insorgere della demenza?
Una nozione di base (valida per la Malattia di Alzheimer, ma non solo) è che molteplici fattori di rischio ambientali/non genetici siano in grado di condizionare l’esordio e lo sviluppo della demenza. Infatti, fattori come il diabete mellito, l’ipertensione arteriosa, l’obesità, l’inattività fisica, la depressione, il fumo e il basso livello scolastico sono in grado di giustificare il 30% dei casi totali di Malattia di Alzheimer [2].
Esistono fattori preponderanti?
Nei Paesi in via di sviluppo il fattore preponderante appare essere il basso livello di scolarizzazione, mentre nei Paesi industrializzati il ruolo principale lo gioca l’inattivitàfisica (che non vuol dire per forza praticare uno sport, ma anche solamente effettuare un numero adeguato di passi nel corso di una giornata, tendenzialmente almeno 10.000).
Come intervenire quando si parla di demenza?
La demenza va vista più che altro come una patologia multifattoriale che rende necessario un intervento coordinato in grado di colpire simultaneamente fattori di rischio e meccanismi diversi.
Prendendo spunto da ambiti medici diversi (Cardiologia, Medicina Interna, Oncologia…) negli ultimi anni sempre più dati scientifici appaiono a sostegno di un ruolo “terapeutico/preventivo” giocato da strategie non farmacologiche nella prevenzione dell’invecchiamento cerebrale patologico correlato allo sviluppo di demenza.
Quali sono i fattori da tenere sotto controllo?
Tre fattori in particolare vanno ricordati e sottolineati:
- l’alimentazione,
- l’attività fisica
- la stimolazione cognitiva, intendendo con quest’ultima tutte quelle attività (leggere, fare cruciverba, giochi da tavolo (es. scacchi), ma anche suonare uno strumento musicale, imparare una lingua straniera e addirittura effettuare regolarmente pratiche di meditazione) in grado di stimolare il cervello, fornendo una maggiore «resilienza» nei confronti dell’eventuale processo neuropatologico
Ci sono evidenze sull’efficacia di un approccio multidominio?
Nel 2015 lo studio FINGER (Finnish Geriatric Intervention Study to Prevent Cognitive Impairment and Disability) è stato fra i primi trial clinici randomizzati a dimostrare l’efficacia (in un gruppo di 631 persone fra 60-77 anni a rischio per decadimento cognitivo,) di un approccio multidominio [3] basato sulla dieta, l’esercizio fisico (esercizi di forza e aerobici) e la stimolazione cognitiva (con sessioni sia individuali che di gruppo).
Rispetto al gruppo di controllo (629 persone di pari etàa cui venivano solo forniti generici consigli sulla salute) il gruppo sottoposto all’intervento multidominio ha presentato nelle valutazioni a distanza (12 e 24 mesi) una significativa riduzione del declino cognitivo, e quindi una riduzione del rischio di progressione a demenza, per i successivi due anni.
Ulteriori studi [4] hanno dimostrato come non sia mai troppo tardi per iniziare questi tipi di approcci, dimostrando come la progressione di malattia possa essere rallentata anche una volta che si siano evidenziati i primi segni di decadimento cognitivo (come nel caso della fase iniziale della Malattia di Alzheimer, Mild Cognitive Impairment (MCI).
Qual è il ruolo di un approccio non farmacologico alla demenza?
Il valore aggiunto dell’approccio non farmacologico rimanda proprio alle basineurobiologiche della demenza: diverse forme patologiche (proteinopatie o altre condizioni come il danno vascolare) possono portare ad un danno cerebrale progressivo potenzialmente in grado di causare la demenza.
Se da un lato la ricerca farmacologica sta facendo grandissimi sforzi per trovare il farmaco più adatto e specifico per ogni forma, dall’altro gli interventi non farmacologici, quali la dieta, ed in particolare quella mediterranea (povera di grassi saturi, ricca in carboidrati complessi non raffinati, arricchita dall’utilizzo di olio di oliva e di semi oleosi come le noci), l’attività fisica e stimolazione cognitiva possono agire come un approccio trans-patologia, rappresentando un strumento potenzialmente valido e virtualmente efficace per tutte le cause di decadimento cognitivo.
REFERENZE
- Prince M, Bryce R, Albanese E, Wimo A, Ribeiro W, Ferri CP: The global prevalence of dementia: a systematic review and metaanalysis. Alzheimer’s & dementia : the journal of the Alzheimer’s Association 2013, 9(1):63-75.e62.
- Norton S, Matthews FE, Barnes DE, Yaffe K, Brayne C: Potential for primary prevention of Alzheimer’s disease: an analysis of population-based data. The Lancet Neurology 2014, 13(8):788-794.
- Ngandu T, Lehtisalo J, Solomon A, Levalahti E, Ahtiluoto S, Antikainen R, Backman L, Hanninen T, Jula A, Laatikainen T et al: A 2 year multidomain intervention of diet, exercise, cognitive training, and vascular risk monitoring versus control to prevent cognitive decline in at-risk elderly people (FINGER): a randomised controlled trial. Lancet (London, England) 2015, 385(9984):2255-2263.
- Blumenthal JA, Smith PJ, Mabe S, Hinderliter A, Lin PH, Liao L, Welsh-Bohmer KA, Browndyke JN, Kraus WE, Doraiswamy PM et al: Lifestyle and neurocognition in older adults with cognitive impairments: A randomized trial. Neurology 2018.