Le patologie degenerative del rachide: conosciamo meglio il “mal di schiena”
A cura del Dottor Marco Farneti, medico specializzato in neurochirurgia presso Affidea a Padova, Monselice e Piove Di Sacco
Ernie del disco e stenosi del canale lombare, tre le più patologie alla colonna vertebrale più frequenti
Nell’ambito delle patologie della colonna lombare, le ernie del disco e le stenosi del canale lombare sono le malattie più frequentemente trattate.
L’ernia discale consiste nella fuoriuscita di materiale polposo dal disco all’interno del canale spinale, con conseguente compressione del midollo spinale e/o delle radici nervose, in esso contenute. Le ernie discali si possono presentare a tutti i livelli della colonna spinale, ma sono più frequenti nel segmento lombare e secondariamente in quello cervicale.
Quali sono i sintomi di un’ernia discale lombare e cervicale?
A livello lombare i sintomi sono: la lombalgia vale a dire il classico “mal di schiena” e/o la sciatalgia, il dolore che interessa una specifica regione dell’arto inferiore. Ad essi si possono associare parestesie (tipo formicolio) e difficoltà nei movimenti del piede o della gamba.
A livello cervicale i sintomi sono rappresentati dalla cervicalgia o “male al collo” e dalla brachialgia, l’irradiazione del dolore dal collo all’arto superiore. Le parestesie e la mancanza di forza nei movimenti del braccio possono considerarsi sintomi aggiuntivi.
Anche la spondiloartrosi può interessare la colonna lombare o quella cervicale: i fenomeni artrosici possono determinare un ispessimento dei legamenti e un’ipertrofia ossea che causa un restringimento del canale spinale (stenosi del canale lombare e/o cervicale) o lo scivolamento di una vertebra sull’altra (spondilolistesi). Tutto ciò può comportare una compressione del midollo spinale e/o delle radici nervose, con sintomi simili a quelli dell’ernia ed una progressiva difficoltà nella deambulazione (claudicatio neurogena).
Diagnosti e trattamento delle patologie degenerative del rachide
Una corretta diagnosi delle patologie degenerative del rachide non può prescindere dall’esecuzione di una risonanza magnetica spinale. Oggigiorno, il trattamento delle ernie discali e delle spondiloartrosi si avvale di molteplici strumenti: terapia antalgica con ossigeno-ozonoterapia ed infiltrazioni; terapia fisiatrica con ginnastica; terapia osteopatica ed altro.
Quanto è necessario sottoporsi all’intervento chirurgico?
È necessario tuttavia ribadire che non sempre tali opzioni portano al miglioramento clinico del paziente o alla sua completa guarigione. È necessario effettuare la terapia conservativa, ma non perseverare con ostinazione se non si ottengono i risultati desiderati.
In queste situazioni dunque, è indicato l’intervento chirurgico con le seguenti modalità:
- Asportazione diretta dell’ernia (discectomia con tecnica microchirurgica) nel caso delle ernie discali;
- Ampliamento del canale spinale ristretto (laminectomia) nel caso delle stenosi;
- Bloccaggiocon vitio altri sistemi delle vertebre instabili o scivolate (stabilizzazione cervicale, lombare)nei casi di listesi.
L’utilizzo della microchirurgia (microscopio intraoperatorio), delle protesidiscali modellabili ed espandibili, di viti percutanee e di tutte le recenti innovazioni tecnologiche permette di eseguire interventi mininvasivi. L’incisione cutanea è molto piccola, il traumatismo dei muscoli paravertebrali estremamente ridotto e la demolizione dell’osso è perfettamente centrata sulla patologia da risolvere.
Conseguentemente nella fase post-operatoria si osserva una rapida ripresa del paziente, che è in grado di deambulare autonomamente entro le prime 12 ore dall’intervento, con dimissione dall’ospedale nelle prime 24-48 ore.
Per quanto concerne gli interventi di ernia discale, i risultati chirurgici sono molto buoni e alcuni pazienti, non più autonomi ed in grado di svolgere le proprie attività quotidiane, ritornano ad una vita normale nell’arco di due-tre settimane.