SALE E ALIMENTAZIONE: FA BENE ALLA SALUTE?


18/05/2021

Il sale (NaCl) è costituito da due parti: il sodio (40%) e il cloruro (60%).

In tempi antichi era utilizzato sugli alimenti prevalentemente a scopo antimicrobico e per prevenirne il deterioramento, così da consumarli in modo sicuro e per un periodo più lungo.

 

Perché è importante non eliminare il sale dall’alimentazione e perché troppo fa male?

La prima cosa importante da sapere è che il sale mantiene il corpo idratato e l’equilibrio elettrolitico necessario al corretto funzionamento dell’organismo.

Se nell’alimentazione quotidiana non ne apportiamo la giusta quantità, il rischio è quello di incorrere in disturbi quali: cali pressori, crampi muscolari, vertigini e affaticamento.

Al contrario, un utilizzo smodato è controproducente per un corretto stile di vita. Infatti, se in eccesso, il sale trattiene acqua nel nostro corpo provocando ritenzione idrica e gonfiore.

A sua volta, l’eccesso di acqua tende ad aumentare la pressione sanguigna, provocando ipertensione arteriosa, un fattore di rischio importante per le malattie cardiovascolari.

Troppo sale causa, inoltre, una perdita elevata di calcio nelle urine, con conseguenze su quello contenuto nelle ossa (osteoporosi).

Vi sono infine evidenze di una maggiore incidenza di tumore allo stomaco nei pazienti il cui regime alimentare include livelli elevati di sale.

 

Quanto sale possiamo assumere?

La quantità raccomandata dalle organizzazioni sanitarie, per le persone adulte senza particolari patologie cardiovascolari, è di circa 5 g al giorno.

Purtroppo, nei paesi industrializzati, questo valore è mediamente quasi raddoppiato.

Inoltre, tranne nel caso di alcune rare patologie che colpiscono i reni e i surreni, il bisogno di sale è legato ad una “dipendenza” che crea un circolo vizioso.

Tuttavia, ogni persona dovrebbe assumerne una diversa quantità in base alle abitudini alimentari e allo stato di salute. Quindi, per conoscere il dosaggio corretto, è sempre meglio rivolgersi a uno specialista.

Per chi suda molto e per chi pratica attività sportive o lavorative caratterizzate da una perdita idro-elettrolitica elevata, ad esempio, è possibile eccedere rispetto alla quantità raccomandata.

 

Quali strategie possiamo adottare per ridurre più facilmente il contenuto di sale nella nostra dieta?

È consigliabile:

  • Ridurre gradualmente il sale aggiunto nelle varie preparazioni, per abituare il palato ai nuovi gusti.
  • Aggiungerlo solo al termine della cottura delle pietanze.
  • Sostituire pane e preparati da forno che presentano un normale contenuto di sale, con varianti che ne contengono meno.

L’obiettivo è di diminuire la quantità a circa la metà di quella che consumiamo abitualmente nell’arco di 2-3 mesi.

D’aiuto può essere un incremento nell’utilizzo di spezie, erbe aromatiche, aceto di vino o balsamico e succo di limone. In genere, infatti, queste integrazioni non presentano effetti negativi sulla nostra salute, tranne che in casi di scarsa tolleranza individuale.

Altro step fondamentale è la riduzione degli alimenti conservati: insaccati, formaggi stagionati, cibi precotti, cibi in latta (come il tonno, la carne in gelatina, o i legumi) e gli snack, incrementando contestualmente l’utilizzo di ortaggi e frutta freschi.

Infine, è importante tenere presente che:

  • È preferibile usare sale iodato, per garantire al nostro organismo un maggior apporto di questo elemento e di prevenire o ridurre patologie da carenza, a livello tiroideo.
  • È bene consultare il proprio medico per meglio valutare la necessità di una dieta iposodica e il suo controllo nel tempo.

 

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