L’autopalpazione del seno: perché farla e cosa fare dopo
L’autopalpazione del seno rappresenta un modo per poter conoscere il proprio corpo; talora, consente di individuare “lesioni” anche di piccole dimensioni. Può considerarsi una buona abitudine per ciascuna donna, e ci aiuta di indirizzare, nel caso di nuovi rilievi, gli esami di approfondimento necessari a livello senologico quali la mammografia e l’ecografia.
L'autopalpazione del seno non è un esame preventivo in senso stretto: la prevenzione, infatti, è rivolta a donne asintomatiche che si sottopongono nei programmi di screening al test diagnostico della mammografia o che, in base all’età, scelgono personalmente di controllare il proprio seno con gli esami strumentali più idonei. L’autopalpazione è tuttavia pratica da promuovere e incoraggiare allo scopo di riconoscere al più presto quelle lesioni tumorali che, modificando lo “status” della mammella, danno segno della loro presenza. La donna può essere così la principale protagonista di una diagnosi precoce.
Cos’è il seno: impara a capire il tuo corpo
La mammella è un organo pari e simmetrico situato nella regione anteriore del torace, che ha una funzione fondamentale nell’allattamento. All’interno della mammella si trovano i lobi ghiandolari, al cui interno sono presenti gli alveoli, piccole strutture deputate alla secrezione del latte.
La mammella subisce importanti modificazioni nel corso della vita specialmente sotto l’azione degli ormoni sessuali (estrogeni e progesterone). Si sviluppa con la pubertà, subisce le variazioni cicliche caratteristiche della vita fertile, si ipertrofizza con la gravidanza, svolge la funzione secretoria in allattamento, si involve con la menopausa.
La mammella può essere divisa in quattro quadranti da 2 assi ortogonali che si intersecano a livello del capezzolo: in senso antiorario 1 supero-interno, 2 supero-esterno, 3 infero-esterno e 4 infero-interno. Dal quadrante supero-esterno la mammella si estende verso l’ascella con il prolungamento ascellare.
Conoscere la struttura della mammella e le sue caratteristiche naturali è fondamentale: imparare a osservare e a palpare il proprio seno aiuta a cogliere eventuali cambiamenti, che spesso sono i primi segnali di alterazioni da approfondire con uno specialista. Attraverso un approccio semplice e regolare, ogni donna può prendere confidenza con il proprio corpo, riconoscere ciò che è normale per sé e individuare tempestivamente anomalie che meritano attenzione clinica.
Autopalpazione del seno: quando farla
L’autopalpazione del seno si effettua periodicamente, in modo da sapere, nella costanza temporale dei riscontri, qual è l’assetto del proprio seno e di individuarne eventuali “novità”.
L’esame è da ripetere una volta al mese, a cominciare dalla conclusione dello sviluppo puberale.
In epoca fertile è indicato il periodo compreso tra 7° e 14° giorno del ciclo mestruale quando la mammella è di regola meno turgida.
In menopausa la scelta del periodo è indifferente.
In gravidanza la valutazione è molto complessa a causa dell’ipertrofia ghiandolare per cui si ritiene prudente il monitoraggio clinico-ginecologico.
La prevenzione senologica parte proprio da questa pratica che non è invasiva, non è dolorosa e può essere svolta a ogni età.
Come si esegue l'autopalpazione del seno?
Con l’autoesame del seno la donna si propone di cercare rilievi utili ad una diagnosi precoce mediante l’osservazione visiva (ispezione) o la sensibilità tattile (palpazione). Per questo ricorre anche a posizioni o manovre adeguate a rendere manifeste alterazioni che possono altrimenti sfuggire.
L'autopalpazione è divisa in quattro step principali, che approfondiamo insieme.
Primo step: osservazione allo specchio
Posizionati davanti ad uno specchio, in un ambiente ben illuminato per osservare il seno sia di fronte che di lato e verificare:
simmetria (va osservato che le frequenti asimmetrie di volume sono perfettamente naturali in una donna);
irregolarità nella forma, specie lungo i profili, o a causa di gonfiori globali o localizzati;
alterazioni della pelle e/o e dei capezzoli: del colore (arrossamenti, discromie), rientranze o retrazioni, ulcerazioni o presenza di crosticine specie in corrispondenza del complesso areola-capezzolo.
La ricerca è da eseguire in tre tempi:
tenendo le braccia rilassate lungo i fianchi;
tenendo le braccia alte sopra la testa
tenendo le braccia sui fianchi, contraendo con i gomiti stretti in avanti i muscoli pettorali, sia di fronte, che di lato.
Le manovre di contrazione esaltano di regola eventuali retrazioni della cute e/o del capezzolo.
Secondo step: autopalpazione del seno
Il passo successivo è l’autopalpazione: prevede sia la posizione eretta che supina.
In piedi, si pone il braccio corrispondente al seno da esaminare dietro la nuca; con la mano opposta s’inizia a palpare il seno con le dita aperte e tese, dapprima dedicandosi con delicatezza ai piani superficiali, poi con pressione crescente a quelli profondi.
È importante coprire l’intera superficie del seno, scegliendo di esplorare quadrante per quadrante fino all’ascella e lungo le linee di passaggio tra la mammella e la superficie del torace. Può essere utile dare un andamento topografico all’operazione, in senso orario da sinistra a destra e dal basso in alto, o in senso radiale dalla periferia mammaria verso il capezzolo.
La stessa procedura di autopalpazione va eseguita anche in posizione supina, distendendosi sulla schiena.
Terzo step: esame dei capezzoli
Quando si trova un nodulo al seno è importante approfondire con una visita con un medico specialistico, soprattutto se appare più duro del normale, se si muove poco al tatto o se provoca cambiamenti nella pelle o nei tessuti vicini.
Va, infine, completato l’esame dei capezzoli valutando:
L’elasticità del capezzolo, cioè la capacità di muoversi un po’ avanti e indietro.
Se rientra o meno quando viene toccato o stimolato.
Se alla spremitura fuoriesce del liquido o del materiale solido, prestando particolare attenzione se si tratta di sangue o pus.
A margine di questo approccio sistematico va riconosciuto dall’esperienza che molte donne sanno individuare delle anomalie con l’autopalpazione in alcune circostanze abitudinarie, ad esempio durante la doccia. Pertanto si ritiene che anche tale modalità sia da incoraggiare. Ciò che è importante è che si sappia cogliere la variazione intervenuta tra l’autoesame precedente e quello in corso.
Quarto Step: approfondimenti con il proprio Medico Curante
Infine si raccomanda che il riconoscimento personale di anomalie deve indurre la donna a rivolgersi uno specialista che potrà indicare ulteriori accertamenti con gli esami strumentali più opportuni.
La prevenzione gioca un ruolo fondamentale per la salvaguardia della salute personale, garantendo un intervento tempestivo nelle fasi iniziali del tumore. Scopri di più sulla prevenzione senologica con la nostra guida.
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Scritto con la collaborazione del Prof. Luigi Pescarini, medico Radiologo presso il Centro Affidea Padova
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